Pellegrinaggio Madonna del Buon Consiglio

Nelle mani della Madre

 L’Ac affida a Maria il suo cammino assembleare

 

Nel mese di Ottobre, durante l’incontro con i Presidenti parrocchiali, la Presidenza diocesana ha affidato agli adultissimi di Ac l’impegno di recitare un’Ave Maria al giorno per il cammino assembleare, perché l’assemblea, parrocchiale o diocesana, è un momento di vita ecclesiale, è uno sforzo ulteriore, un passaggio in avanti delicato ed importante. Alla preghiera si è unito un pellegrinaggio mariano tenutosi Sabato 28 Gennaio. Un gruppo di 62 persone si è recato presso il santuario di Maria Santissima del Buon Consiglio a Torre del Greco per affidare l’impegno dei nuovi Presidenti e Consigli parrocchiali e il lavoro dell’assemblea diocesana alle mani di Maria. Ci ha accolto don Ciro Sorrentino, da sempre vicino alla nostra associazione: ci ha seguito per un anno durante i ritiri mensili e gli esercizi spirituali, quest’anno ha tenuto la riflessione sull’Amoris laetitia durante il Campo Adulti. Il santuario si trova tra il mare ed il Vesuvio; il fondatore è don Raffaele Scauda che volle quest’opera per onorare il nome di Maria e aiutare l’infanzia abbandonata. È stato eretto agli inizi del 900, quando don Raffaele fu invitato a celebrare la Messa presso una cappella gentilizia. Resosi conto che molti fedeli restavano fuori, pensò di costruire un santuario dedicato alla Vergine del Buon Consiglio, presso il cui quadro, capoletto della sua casa, pregava insieme alla madre. Fu aiutato nella sua opera da Bartolo Longo che gli suggerì di porre accanto alla casa della Madre le perle della sua corona, cioè le opere di carità. Cominciò a dare ospitalità a 20 bambine orfane e poi ampliò la sua opera. Durante la Seconda Guerra Mondiale il santuario fu distrutto da un’incursione aerea e rimase intatta solo la parete su cui era posta l’effigie della Madonna, il tabernacolo spalancato e la lampada eucaristica accesa. Non si perse d’animo e a 71 anni riprese a girare i paesi vicini per raccogliere i fondi, meritando l’appellativo di “facchino della Madonna”. Centinaia e centinaia di orfanelle furono accolte, formate e inserite nel mondo del lavoro. Tale realtà è durata fino agli inizi degli anni 80. Attualmente il santuario si è reso protagonista di numerose iniziative culturali, ma il gesto più concreto che riannoda i fili con l’attività del passato è una mensa per trenta ospiti. Don Ciro afferma che così si riattiva il secondo polmone del santuario, quello della carità accanto a quello della preghiera. Bello il volto della Madonna poggiato accanto a quello del Bambino, la cui manina è posta sul cuore della madre quasi a significare che i pensieri, le intenzioni, le preghiere rivolte a Maria sono esaudite dal Figlio. Lo sguardo di entrambi è rivolto a chi guarda e il quadro, posto ai piedi della scala dell’affresco, che rappresenta il Paradiso, ci dice che si può raggiungere il Figlio attraverso la Madre. Le parole affettuose di don Ciro nei confronti della Madonna hanno sottolineato che il Rosario è un’arma che aiuta nei momenti di debolezza. Ci ha confidato che, quando non si trova in tasca una corona, prova lo stesso disagio di chi sa che è privo di qualcosa di importante. Per lui veramente Maria è una madre, una confidente, a cui ricorrere in tutti i momenti, soprattutto nel bisogno, perché immancabilmente arriva l’aiuto della provvidenza. Don Ciro ci ha esortato a tornare allo specifico della vita cristiana e cioè alla preghiera e alla carità. Spesso ci lasciamo confondere da coloro che fanno tutto: noi abbiamo il nostro specifico e ad esso dobbiamo votarci. Dobbiamo recuperare il tempo per Dio e riappropriarci di qualcosa che è nostro e solo nostro. Dobbiamo essere fedeli a Dio e amabili nei confronti degli altri, non lamentarci perché il lamento offende il Signore. Durante l’omelia siamo stati esortati da don Enzo di Lillo, che ci ha accompagnato, a rimanere saldi nella fede, a essere beati nonostante le difficoltà, a “stare” nel bene e a farlo anche quando gli altri si comportano diversamente o addirittura ci perseguitano. Il lamento, la volubilità nella testimonianza squalificano la nostra identità cristiana.

 Anna Maria Gammella

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