Dalla “paranza”…alla persona

Dalla “paranza”…alla persona

 Per una pastorale di volti e di persone

 Di Anna Maria Gammella

 

 

Domenica 5 Febbraio ultimo ritiro dei soci di Ac con padre Ernesto Della Corte, dato che a Marzo ci saranno gli esercizi spirituali. La meditazione è stata una preparazione per la celebrazione dell’Assemblea Diocesana che si terrà fra 2 settimane e ha preso avvio dal testo delle Beatitudini, icona biblica di quest’anno associativo. Le Beatitudini ci dicono che tutto è possibile, se confidiamo in Dio, e ci rivelano il progetto del Padre per noi. Siamo 8 volte beati, perché creati per la felicità già su questa terra. Ecco perché la prima e l’ultima beatitudine hanno il verbo al presente (di essi è il regno dei cieli). Le beatitudini ci esortano a vivere la povertà come dipendenza da Dio: nessuno può bastare a se stesso, siamo creati per la relazione, relazione che dice bisogno di completezza. Beati davanti a Dio e consapevoli dei nostri limiti. I beati lavorano per il regno, sono persone al servizio, sono coloro che creano rapporti generativi e di accompagnamento. Si sforzano di vivere le Beatitudini coloro che indirizzano, dirigono, guidano, avviano, abilitano, danno fiducia, responsabilizzano. Questo è il modo di accompagnare gli altri, questi i verbi del servizio che vanno coniugati. L’Ac insegna a costruire comunità fatte di volti, di persone. A volte assistiamo, anche nelle nostre comunità, alle cosiddette “paranze”: quelle della magnificenza degli arredi, della sontuosità delle processioni, della mania delle folle oceaniche… Invece dovremmo avere l’abilità dell’architetto: mettere solide fondamenta e costruire ciò che risponde a quanto serve. San Tommaso affermava che nella Chiesa bisogna costruire cose adatte alle situazioni. Ciò significa che si deve andare alla sostanza, a costruire in modo reale le comunità. Spesso si pensa alla programmazione, alle attività e, nella routine delle cose da fare, si dimenticano le persone. Bisogna passare alla Pastorale delle persone, quella generativa, quella relazionale, quella sinodale, quella positiva e accogliente. Tutti devono crescere nella sensibilità relazionale che non lascia nessuno fuori; nella sensibilità morale che aiuta le persone in difficoltà; nella sensibilità credente che traccia cammini spirituali percorribili; nella sensibilità misericordiosa che non è il buonismo, ma l’amore di Dio che fa maturare e diventa cultura, cioè modo di essere, pensare, agire. Così si diventa luce calda come quella del meriggio; così si è sale che dà sapore alle relazioni. Dopo la meditazione e alla fine della celebrazione eucaristica, c’è stato il ringraziamento per i Presidenti parrocchiali che hanno terminato il loro mandato e gli auguri per coloro che cominciano. La Presidenza diocesana ha regalato a tutti un libricino di riflessioni: un piccolo segno per dire grazie del tempo donato, delle belle relazioni intessute, dell’affetto e della stima reciproca; un piccolo conforto per i momenti di stanchezza e abbattimento che inevitabilmente si incontrano. Grazie a tutti i soci, perché l’associazione si fa insieme, grazie ai Presidenti “Vecchi” e grazie ai “Nuovi” alle cui mani e al cui cuore è affidata l’Ac.

Articolo pubblicato sul settimanale diocesano KAIROS.

 

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