ERUZIONE di gioia a POMPEI!

Eruzione di gioia a Pompei .

(articolo pubblicato su Il settimanale Kairos)

Festa, amicizia, condivisione, gioia… Questi gli ingredienti dell’incontro di Domenica 10 Aprile di tutta l’AC campana con la Presidenza Nazionale. Perché questo momento? Prima di tutto, come ha affermato il Presidente Nazionale Matteo Truffelli, per mettersi in ascolto e per dirsi la bellezza e l’importanza di un’esperienza significativa per tante persone, un’esperienza importante per il nostro territorio e le nostre chiese. Siamo un modo di essere e pensare la Chiesa che il Concilio ci ha consegnato: una Chiesa consapevole di annunciare il Vangelo. Il Presidente ha sottolineato anche che le Associazioni Parrocchiali aiutano le Chiese locali a respirare con il polmone diocesano, ad essere in comunione con la Diocesi. È stato un incontro per dire grazie ai Presidenti Parrocchiali per il loro servizio, fatto per donare un’esperienza bella, profonda, di fede e di maturazione umana e cristiana. Infatti i Presidenti hanno ricevuto il dono dell’Associazione, a loro è affidata perché sia custodita e fatta fruttificare. La nostra Associazione non è solo storia o tradizione che aspetta di consumarsi: è un patrimonio affidatoci e deve essere messo nel tempo che viviamo. I Presidenti Parrocchiali hanno la responsabilità di proporre l’Associazione non per desiderio di ingrandirla, di fare tessere, come qualcuno, a torto, sostiene. Proponiamo l’Ac perché essa può fare bene a tante persone, a tante parrocchie. Altro compito del Presidente è quello di tradurre la proposta associativa a misura della vita delle persone di cui conosce la storia, i problemi: egli mette insieme le persone, le fa lavorare, le aiuta a leggere i tempi. È tessitorie di relazioni con il parroco, con gli altri laici, la realtà, il territorio. Non considera mai tempo perso quello speso per gli incontri e per la formazione. Vive il servizio non con rassegnazione ma non gratitudine: c’è sicuramente la fatica, il lavoro, ma la responsabilità è un’esperienza che ha reso più bella e ricca la sua vita, l’ha riempita di senso, di relazioni. È un “provocatore” di energie, le suscita, le mette insieme, le fa fruttificare. Coltiva i luoghi, i tempi, gli spazi del discernimento e del confronto. Per questo esercizio frequenta le attività diocesane perché essere Associazione è una risorsa. Egli respira e fa respirare aria buona ai suoi educatori e responsabili, aiutandoli a coltivare il loro servizio e la loro vita personale.

 Ma tutto questo per andare dove? Nella direzione indicataci dal Papa nell’Evangelii Gaudium. La nostra Associazione deve diventare strumento per aiutare le chiese locali a dare concretezza e realtà al sogno di una Chiesa capace di correre incontro alla vita delle persone per aiutarle a scoprire la presenza di Gesù. Il Presidente e tutti i soci di Ac devono essere narratori di belle esperienze, di relazioni nuove in un tempo malato di individualismo. Le donne e gli uomini di Ac devono essere coraggiosi nel proporre l’Associazione, innovatori nel trovare e percorrere strade nuove, audaci nella scelta di ciò che è essenziale e rende più leggeri. Non è indifferente per la comunità, il quartiere, il territorio se c’è o non c’è l’Ac. La sua presenza fa la differenza.

Anna Maria Gammella

 

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