La Sacra Scrittura, un mistero che rivela Dio all’uomo

 

 

La Sacra Scrittura, un mistero che rivela Dio all’uomo

Incontri di approfondimento biblico nell’AC della Parrocchia Santa Maria di Costantinopoli, San Prisco

di Giuseppe Santoro

L’Azione Cattolica della Comunità Parrocchiale “S. Maria di Costantinopoli” di S. Prisco è stata protagonista e promotrice di tre incontri formativi che hanno introdotto i partecipanti nel mondo della Sacra Scrittura, oggi, purtroppo, poco conosciuto.

Da qui la necessità di affrontare lo studio della Parola di Dio attraverso la presenza del diacono Antonello Gaudino che, con la sua spontaneità e la semplicità dei suoi modi, ha reso accessibile il mistero che, ancora oggi, si cela tra le pagine del nostro Testo Sacro. Attraverso questi appuntamenti abbiamo analizzato la Bibbia come Parola di Dio per arrivare alla volontà di Rivelazione di Dio che passa attraverso la sua Alleanza con l’uomo.

Tale passaggio è stato oggetto di riflessione nei tre incontri che hanno avuto come punto di partenza   alcuni passi della Scrittura, sia dell’Antico che del Nuovo Testamento e, in modo particolare, la Costituzione conciliare sulla Divina Rivelazione, la Dei Verbum.

Il primo incontro, La Bibbia come Parola di Dio, ha illustrato come si è giunti a parlare della Bibbia in quanto Parola ispirata. Per «ispirazione» si intende l'atto con cui Dio sceglie un uomo per la composizione di un testo sacro e lo mette in grado di pensare e scrivere in modo tale che pensi e scriva solo quello che lo Spirito Santo vuole, attraverso categorie comprensibili all’uomo.

Una volta chiara la definizione di “Ispirazione” abbiamo affrontato il tema della canonicità dei Testi Sacri e perché i Vangeli Apocrifi non sono detti canonici.

Il secondo appuntamento, Dio desidera fare alleanza con l’uomo, ci ha fatto comprendere cosa significa il termine Alleanza e il passaggio tra le varie alleanze nell’Antico Testamento per arrivare alla Rivelazione di Cristo. Cosa si intende con il termine biblico di “alleanza”? Nel comune sentire della gente tale termine evoca generalmente un accordo di natura politica, militare o socio-economica. Tuttavia si tratta di un’applicazione limitata del concetto biblico di alleanza (in ebraico: berît, in greco: diathe-ke-) che invece è portatore di un senso più ampio. Antonello infatti ci ha proposto due linee di interpretazione del termine alleanza: a) un superamento di uno stato di ostilità e di divisione mediante un atto di pacificazione e di riconciliazione; b) una relazione di amicizia, di comunione e di fratellanza tra singoli o gruppi sociali.

Da ciò possiamo comprendere le varie tappe e i vari protagonisti dell’Alleanza con Dio, raccontata nei vari brani dell’Antico Testamento: l’alleanza cosmica attraverso Noè (Gn 9), la promessa ad Abramo (Gn 15), la celebrazione del Sinai (Es 24), la liturgia a Sichem (Gs 24), la profezia di Natan (2Sam 7), il simbolismo sponsale nei profeti, il sacrificio della nuova ed eterna alleanza in Gesù.

Questa particolare alleanza in Gesù è stata oggetto di riflessione dell’ultimo incontro, Dio desidera rivelarsi all’uomo. Dio ha rivelato per la prima volta il suo vero nome a Mosè come ci racconta Esodo 3,14. Si tratta di un nome che in realtà non lo è:  - JHWH (tetragramma sacro), “IO SONO”. Bisogna precisare però che, nell’ebraismo, chiamare qualcuno per nome significa conoscere la realtà del suo essere più profondo, la sua vocazione, la sua missione, il suo destino. È come tenere la sua anima nella propria mano, avere potere su di lui. Per questa ragione, il Nome di Dio, che indica la sua essenza stessa, è considerato impronunciabile dagli ebrei. Solo il Sommo Sacerdote, nel Tempio di Gerusalemme, poteva pronunciarlo nel giorno di Kippur (espiazione), quando faceva la triplice confessione dei peccati, per sé, per i sacerdoti e per la comunità. A questo riguardo il Talmud dice: “Quando i sacerdoti e il popolo, che stavano nell’atrio, udivano il nome glorioso e venerato pronunciato liberamente dalla bocca del Sommo Sacerdote in santità e purezza, piegavano le ginocchia e si prostravano e cadevano sulla loro faccia ed esclamavano: Benedetto il suo Nome glorioso e sovrano per sempre in eterno” (Jomà, VI,2).

Di conseguenza nella Bibbia ebraica sotto le quattro consonanti JHWH sono state poste le vocali della parola Adonai, "Signore", che essi pronunciano al posto del tetragramma sacro. Le vocali sono: e - o - a, e servivano a ricordare al lettore che, giunto a , deve pronunciare Adonai (da qui anche la storpiatura del termine JHWH aggiungendo le vocali e - o - a, creando così quello che è Jehowah o Geova).

Il Cristianesimo è una fede, un aver fiducia in una persona, Cristo. Di conseguenza, l’Io Sono dell’Antico Testamento ha trovato compimento nella figura di Gesù in quanto Rivelazione piena di Dio. Questo concetto è molto chiaro nel Vangelo di Giovanni nel quale leggiamo i vari momenti in cui Gesù stesso si dichiara “Io sono”: per ben sette volte troviamo l’espressione “Io sono” accompagnata da un immagine, una metafora che spiegano la vera identità di Cristo. A queste espressioni va, però, aggiunta un’ultima dichiarazione di Gesù, in Gv 18,1-11, quando, poco prima di essere arrestato, risponde a chi lo cerca “Io sono” e a tale affermazione le guardie cadono a terra (ciò ci ricorda il momento in cui il Sommo Sacerdote proclama il nome di Dio nella celebrazione del Kippur).  

A conclusione di questi incontri Antonello ci ha salutato con questa espressione che racchiude il senso e il significato di questo breve percorso alla luce della Sacra Scrittura: "L'IO SONO, YHWH, ha chiamato Mosè per liberare Israele dall'oppressione egiziana. Il Vangelo di Giovanni, dimostra a questo riguardo che lo stesso Dio si è incarnato nella persona del Figlio, per salvare questa volta l'intera umanità."

Interessata e motivata è stata la partecipazione, intenso il desiderio di conoscere che non è un sapere a livello intellettivo, ma un relazionarsi a qualcuno per conoscerlo, amarlo, seguirlo. La conoscenza e l’amore rendono liberi, perché quando si ama e si conosce si esce da sé, ci si libera dai propri schemi, ci si apre all’altro. Che ne vengano tanti di questi incontri per rendere sempre più ragione della nostra fede.

incontro - studio sinodo sui giovani

 

“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” 

Incontro -studio dei giovani di AC del documento preparatorio al prossimo sinodo sui giovani

di Antonella Castiello

Il 24 maggio 2017 i giovani dell'Azione Cattolica della diocesi di Capua si sono riuniti nella chiesa di San Pietro Apostolo di Santa Maria C.V. con Don Agostino Porreca, assistente diocesano per il settore Giovani. L’incontro è nato dall'esigenza dell'equipe diocesana di analizzare i punti salienti del documento preparatorio al prossimo sinodo su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Tale documento, definito “lineamenta”, si propone come una sorta di mappa che sarà completata solo alla fine del percorso sinodale. È insita, infatti, proprio nella parola “sinodo" l'idea del cammino. Risalendo all'etimologia greca del termine, il sinodo è un percorso condiviso: un sinodo sui giovani e con i giovani, un viaggio che li indirizzi ad accogliere la chiamata all'amore e alla vita in pienezza.

Il documento si articola in tre punti: la proposta di una lettura di fede nel mondo dei giovani, il discernimento come processo che conduce ognuno a scegliere la propria vocazione, e infine si mettono in risalto gli snodi principali di una pastorale giovanile vocazionale.

L'icona evangelica di riferimento è quella dell'apostolo Giovanni, il giovane che sceglie di seguire Gesù e che Gesù ama. Giovanni fu chiamato ad essere testimone della Passione e Resurrezione del suo Maestro e ne diede testimonianza alla comunità. Ci si è poi interrogati sul mondo dei giovani di oggi, caratterizzato sempre più da legami astratti e non dal contatto reale con l'altro. I luoghi di incontro cambiano: non più le piazze, ma le piattaforme virtuali, i social-network.

L’intento della Chiesa è quello di analizzare la pluralità dei mondi giovanili, interrogando tutti i giovani, soprattutto quelli lontani dalla Chiesa, i giovani che quotidianamente incrociamo nel mondo universitario, nell’ambito professionale o nel tempo libero, quei giovani che si sono allontanati o mai avvicinati al Signore. Vuole arrivare soprattutto a quei ragazzi che non sono impegnati né in un’attività di studio, né di formazione professionale, categoria che viene convenzionalmente denominata NEET (not in education, employment or training). Molti sono i giovani che si trovano disorientati, senza punti di riferimento. È necessario, quindi, fornire delle guide che sappiano incoraggiare, offrire sostegno, ma che soprattutto siano credibili e che si facciano in prima persona testimoni della vita cristiana.

Noi giovani, sempre più spesso tacciati di creare rapporti ad intermittenza, privi di legami duraturi, noi che siamo la generazione dell'“amore liquido", per dirla alla Bauman, dobbiamo donare agli altri ciò che Dio ha donato a noi: un amore solido e imperituro. Per compiere il percorso del discernimento, che conduce ad una scelta matura e consapevole, dobbiamo incarnare i tre verbi dell'Evangelii Gaudium,51: riconoscere, interpretare e scegliere. Dobbiamo imparare a saper riconoscere un'infinita varietà di desideri, emozioni. Dobbiamo imparare ad interpretare, cioè a cogliere l’origine e il senso delle emozioni provate e valutare se ci stanno orientando in una direzione costruttiva o meno. Dobbiamo essere i fautori di un cambiamento e ribaltare la logica del “si è sempre fatto così”. Seguendo il modello di Gesù che incontrava le persone del suo tempo, anche noi dobbiamo andare nelle periferie, ai margini della società.

Il nuovo stile pastorale è: uscire, vedere, chiamare.

Nell'azione pastorale non mancheranno momenti di silenzio, contemplazione, preghiera.

Ad ispirare i giovani sarà proprio la vita di Maria, che seppe comprendere la misteriosa volontà di Dio e si affidò a Lui.

Il documento si conclude con un questionario rivolto ai giovani, che servirà per la raccolta di elementi per la redazione dell’Instrumentum laboris. Si evidenzia, così, un cambiamento di rotta da parte della Chiesa: la volontà di comprendere a pieno il nostro mondo, cercando di cambiare i vecchi linguaggi. Un nuovo atteggiamento che si rifà al modello pedagogico di Don Lorenzo Milani, che potrebbe riassumersi nell' “I care” (mi prendo cura) attenta ai bisogni dei giovani e ai cambiamenti della società, una comunità che ha a cuore il nostro mondo.

ANNO ASSOCIATIVO 2015/2016

 

 

                    ANNO ASSOCIATIVO 2015/2016

 

       SI ALZO' E ANDO' IN FRETTA

Il secondo anno del triennio, secondo le indicazioni degli Orientamenti, è dedicato all'andare incontro all'uomo nella concretezza della vita quotidiana, animati da una passione per la città. Ci guida in questo Maria, che sceglie di andare verso la città, diventando icona del cammino che Dio compie attraverso di lei. Siamo chiamati a metterci in cammino per una missione  che attraversa lo spazio e il tempo: parte dalla “casa” luogo intimo e quotidiano dove “accade la salvezza” e attraversa le strade andando incontro all'altro e facendo memoria delle grandi opere del Signore nella nostra vita e nella storia.

 

 

 

 

 

Viaggiando verso... Te

 è lo slogan che accompagna il cammino dell'anno dei bambini e dei ragazzi di Azione Cattolica. Nell'anno della novità, l’itinerario formativo dell’Acr si propone di iniziare bambini e ragazzi al mistero di Gesù Cristo. L’idea  che  fa da  sfondo alla   proposta formativa di quest’anno è   quella del viaggio da affrontare attraverso un mezzo di trasporto bello e affascinate: il TRENO! 

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CAMPI ESTIVI 2015

Le attività estive sono terminate e hanno lasciato nei partecipanti tanto entusiamo e voglia di fare. In questa sezione chiunque può scaricare i materiali dei vari campi.

CAMPO UNITARIO 28 - 30 AGOSTO CAPRACOTTA

 

RELAZIONE CAMPO UNITARIO >> scarica la relazione <<

 

 

LIBRETTO CAMPO UNITARIO >> SCARICA LIBRETTO<<

 

PAPA FRANCESCO


MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2015

Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)

 

Cari fratelli e sorelle,

la Quaresima è un tempo di rinnovamento per la Chiesa, le comunità e i singoli fedeli. Soprattutto però è un “tempo di grazia” (2 Cor 6,2). Dio non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato: “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1 Gv 4,19). Lui non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade. Però succede che quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi, certamente ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono… allora il nostro cuore cade nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene. Questa attitudine egoistica, di indifferenza, ha preso oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo parlare di una globalizzazione dell’indifferenza. Si tratta di un disagio che, come cristiani, dobbiamo affrontare.

Quando il popolo di Dio si converte al suo amore, trova le risposte a quelle domande che continuamente la storia gli pone. Una delle sfide più urgenti sulla quale voglio soffermarmi in questo Messaggio è quella della globalizzazione dell’indifferenza.

L’indifferenza verso il prossimo e verso Dio è una reale tentazione anche per noi cristiani. Abbiamo perciò bisogno di sentire in ogni Quaresima il grido dei profeti che alzano la voce e ci svegliano.

Dio non è indifferente al mondo, ma lo ama fino a dare il suo Figlio per la salvezza di ogni uomo. Nell’incarnazione, nella vita terrena, nella morte e risurrezione del Figlio di Dio, si apre definitivamente la porta tra Dio e uomo, tra cielo e terra. E la Chiesa è come la mano che tiene aperta questa porta mediante la proclamazione della Parola, la celebrazione dei Sacramenti, la testimonianza della fede che si rende efficace nella carità (cfr Gal 5,6). Tuttavia, il mondo tende a chiudersi in se stesso e a chiudere quella porta attraverso la quale Dio entra nel mondo e il mondo in Lui. Così la mano, che è la Chiesa, non deve mai sorprendersi se viene respinta, schiacciata e ferita.

Il popolo di Dio ha perciò bisogno di rinnovamento, per non diventare indifferente e per non chiudersi in se stesso. Vorrei proporvi tre passi da meditare per questo rinnovamento.

1. “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono” (1 Cor 12,26) – La Chiesa

La carità di Dio che rompe quella mortale chiusura in se stessi che è l’indifferenza, ci viene offerta dalla Chiesa con il suo insegnamento e, soprattutto, con la sua testimonianza. Si può però testimoniare solo qualcosa che prima abbiamo sperimentato. Il cristiano è colui che permette a Dio di rivestirlo della sua bontà e misericordia, di rivestirlo di Cristo, per diventare come Lui, servo di Dio e degli uomini. Ce lo ricorda bene la liturgia del Giovedì Santo con il rito della lavanda dei piedi. Pietro non voleva che Gesù gli lavasse i piedi, ma poi ha capito che Gesù non vuole essere solo un esempio per come dobbiamo lavarci i piedi gli uni gli altri. Questo servizio può farlo solo chi prima si è lasciato lavare i piedi da Cristo. Solo questi ha “parte” con lui (Gv 13,8) e così può servire l’uomo.

La Quaresima è un tempo propizio per lasciarci servire da Cristo e così diventare come Lui. Ciò avviene quando ascoltiamo la Parola di Dio e quando riceviamo i sacramenti, in particolare l’Eucaristia. In essa diventiamo ciò che riceviamo: il corpo di Cristo. In questo corpo quell’indifferenza che sembra prendere così spesso il potere sui nostri cuori, non trova posto. Poiché chi è di Cristo appartiene ad un solo corpo e in Lui non si è indifferenti l’uno all’altro. “Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1 Cor 12,26).

La Chiesa è communio sanctorum perché vi partecipano i santi, ma anche perché è comunione di cose sante: l’amore di Dio rivelatoci in Cristo e tutti i suoi doni. Tra essi c’è anche la risposta di quanti si lasciano raggiungere da tale amore. In questa comunione dei santi e in questa partecipazione alle cose sante nessuno possiede solo per sé, ma quanto ha è per tutti. E poiché siamo legati in Dio, possiamo fare qualcosa anche per i lontani, per coloro che con le nostre sole forze non potremmo mai raggiungere, perché con loro e per loro preghiamo Dio affinché ci apriamo tutti alla sua opera di salvezza.

2. “Dov’è tuo fratello?” (Gen 4,9) – Le parrocchie e le comunità

Quanto detto per la Chiesa universale è necessario tradurlo nella vita delle parrocchie e comunità. Si riesce in tali realtà ecclesiali a sperimentare di far parte di un solo corpo? Un corpo che insieme riceve e condivide quanto Dio vuole donare? Un corpo, che conosce e si prende cura dei suoi membri più deboli, poveri e piccoli? O ci rifugiamo in un amore universale che si impegna lontano nel mondo, ma dimentica il Lazzaro seduto davanti alla propria porta chiusa ? (cfr Lc 16,19-31).

Per ricevere e far fruttificare pienamente quanto Dio ci dà vanno superati i confini della Chiesa visibile in due direzioni.

In primo luogo, unendoci alla Chiesa del cielo nella preghiera. Quando la Chiesa terrena prega, si instaura una comunione di reciproco servizio e di bene che giunge fino al cospetto di Dio. Con i santi che hanno trovato la loro pienezza in Dio, formiamo parte di quella comunione nella quale l’indifferenza è vinta dall’amore. La Chiesa del cielo non è trionfante perché ha voltato le spalle alle sofferenze del mondo e gode da sola. Piuttosto, i santi possono già contemplare e gioire del fatto che, con la morte e la resurrezione di Gesù, hanno vinto definitivamente l’indifferenza, la durezza di cuore e l’odio. Finché questa vittoria dell’amore non compenetra tutto il mondo, i santi camminano con noi ancora pellegrini. Santa Teresa di Lisieux, dottore della Chiesa, scriveva convinta che la gioia nel cielo per la vittoria dell’amore crocifisso non è piena finché anche un solo uomo sulla terra soffre e geme: “Conto molto di non restare inattiva in cielo, il mio desiderio è di lavorare ancora per la Chiesa e per le anime” (Lettera 254 del 14 luglio 1897).

Anche noi partecipiamo dei meriti e della gioia dei santi ed essi partecipano alla nostra lotta e al nostro desiderio di pace e di riconciliazione. La loro gioia per la vittoria di Cristo risorto è per noi motivo di forza per superare tante forme d’indifferenza e di durezza di cuore.

D’altra parte, ogni comunità cristiana è chiamata a varcare la soglia che la pone in relazione con la società che la circonda, con i poveri e i lontani. La Chiesa per sua natura è missionaria, non ripiegata su se stessa, ma mandata a tutti gli uomini.

Questa missione è la paziente testimonianza di Colui che vuole portare al Padre tutta la realtà ed ogni uomo. La missione è ciò che l’amore non può tacere. La Chiesa segue Gesù Cristo sulla strada che la conduce ad ogni uomo, fino ai confini della terra (cfr At 1,8). Così possiamo vedere nel nostro prossimo il fratello e la sorella per i quali Cristo è morto ed è risorto. Quanto abbiamo ricevuto, lo abbiamo ricevuto anche per loro. E parimenti, quanto questi fratelli possiedono è un dono per la Chiesa e per l’umanità intera.

Cari fratelli e sorelle, quanto desidero che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!

3. “Rinfrancate i vostri cuori !” (Gc 5,8) – Il singolo fedele

Anche come singoli abbiamo la tentazione dell’indifferenza. Siamo saturi di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana e sentiamo nel medesimo tempo tutta la nostra incapacità ad intervenire. Che cosa fare per non lasciarci assorbire da questa spirale di spavento e di impotenza?

In primo luogo, possiamo pregare nella comunione della Chiesa terrena e celeste. Non trascuriamo la forza della preghiera di tanti! L’iniziativa 24 ore per il Signore, che auspico si celebri in tutta la Chiesa, anche a livello diocesano, nei giorni 13 e 14 marzo, vuole dare espressione a questa necessità della preghiera.

In secondo luogo, possiamo aiutare con gesti di carità, raggiungendo sia i vicini che i lontani, grazie ai tanti organismi di carità della Chiesa. La Quaresima è un tempo propizio per mostrare questo interesse all’altro con un segno, anche piccolo, ma concreto, della nostra partecipazione alla comune umanità.

E in terzo luogo, la sofferenza dell’altro costituisce un richiamo alla conversione, perché il bisogno del fratello mi ricorda la fragilità della mia vita, la mia dipendenza da Dio e dai fratelli. Se umilmente chiediamo la grazia di Dio e accettiamo i limiti delle nostre possibilità, allora confideremo nelle infinite possibilità che ha in serbo l’amore di Dio. E potremo resistere alla tentazione diabolica che ci fa credere di poter salvarci e salvare il mondo da soli.

Per superare l’indifferenza e le nostre pretese di onnipotenza, vorrei chiedere a tutti di vivere questo tempo di Quaresima come un percorso di formazione del cuore, come ebbe a dire Benedetto XVI (Lett. enc. Deus caritas est, 31). Avere un cuore misericordioso non significa avere un cuore debole. Chi vuole essere misericordioso ha bisogno di un cuore forte, saldo, chiuso al tentatore, ma aperto a Dio. Un cuore che si lasci compenetrare dallo Spirito e portare sulle strade dell’amore che conducono ai fratelli e alle sorelle. In fondo, un cuore povero, che conosce cioè le proprie povertà e si spende per l’altro.

Per questo, cari fratelli e sorelle, desidero pregare con voi Cristo in questa Quaresima: “Fac cor nostrum secundum cor tuum”: “Rendi il nostro cuore simile al tuo” (Supplica dalle Litanie al Sacro Cuore di Gesù). Allora avremo un cuore forte e misericordioso, vigile e generoso, che non si lascia chiudere in se stesso e non cade nella vertigine della globalizzazione dell’indifferenza.

Con questo auspicio, assicuro la mia preghiera affinché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra con frutto l’itinerario quaresimale, e vi chiedo di pregare per me. Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca.

Dal Vaticano, 4 ottobre 2014

Festa di San Francesco d’Assisi Francesco