ESSERE APPARTENTENTI ALL’AZIONE CATTOLICA

Omelia del 30 aprile per la Messa ad Anagni per i partecipanti di Capua al 150° di Azione Cattolica

 

di Don Mariano Signore

«Che cosa è l'Azione Cattolica? Ne abbiamo parlato molto, ma mi pare che sia soprattutto una realtà di cristiani che si conoscono, che si vogliono bene, che lavorano assieme nel nome del Signore, che sono amici: e questa rete di uomini e donne che lavorano in tutte le diocesi, e di giovani, e di adulti, e di ragazzi e di fanciulli, che in tutta la Chiesa italiana con concordia, con uno spirito comune, senza troppe ormai sovrastrutture organizzative, ma veramente essendo sempre più un cuor solo e un'anima sola cercano di servire la Chiesa. E questa è la grande cosa. Perché noi serviamo l'AC non perché c'interessa di fare grande l'AC, noi serviamo l'AC perché c'interessa di rendere nella Chiesa il servizio che ci è chiesto per tutti i fratelli. E questa credo sia la cosa veramente importante».

 Queste sono le parole che pronunciò, nel settembre 1973, Vittorio Bachelet, salutando la conclusione della seconda Assemblea nazionale dell'ACI (Roma, 20-23 settembre 1973). Sono parole che, nonostante il tempo, sembrano non aver perso la loro forza, la loro vitalità; è tipico di quelle parole che non vengono pronunciate a caso, pour parler, per dare sfogo alla bocca o a forme di autoaffermazione. Sono parole di Spirito, illuminate dall’azione dello Spirito che, quindi, non hanno tempo: lo attraversano senza passare mai di moda.

L’Azione Cattolica è prima di tutto una comunità di cristiani, di persone che hanno Cristo come punto di riferimento, come bussola che guida il cammino. Dobbiamo sempre vigilare perché le nostre associazioni – in particolare l’Azione Cattolica - non si trasformino in altro, divenendo forme di unione indistinte, non definite e non definibili, di persone che non conoscono il centro del proprio stare insieme. Se non si comprende il senso, la ragione del proprio riunirsi, per noi cristiani, è come non conoscersi!

E’ una sfida importante da non lasciare sotto silenzio.

L’incontro settimanale dell’Azione Cattolica potrebbe diventare un dogma, una verità insostituibile, molto più della partecipazione alla messa e all’Eucarestia, dell’impegno vivo in parrocchia oltreché in diocesi, della propria testimonianza, da laici – come ha detto il papa – nella società civile. Attenzione a non trasformarci in animatori turistici!

Come si può dirsi cristiani se ogni Domenica non si partecipa alla messa e si evita l’Eucarestia, Dio che dona se stesse al di là di quello che ognuno di noi è! Questa è la nostra Pasqua! Un pane che si spezza, una vita che si dona moltiplicando vita, nient’altro!

Partecipare alla messa e ricevere l’Eucarestia vuol dire comprender in modo sempre nuovo che il pane non spezzato è un pane che produce morte; guardiamoci intorno: i ricchi diminuiscono e i poveri aumentano; il capitale economico è sempre più nelle mani di pochi, che pretendono di comandarci, di veicolare la cultura e l’informazione.

Non possiamo, non dobbiamo permettere che venga seminata la morte; dobbiamo partire dal nostro piccolo, condividendo ciò che abbiamo, impegnandoci a costruire una società alternativa.

I discepoli Lo riconobbero, certo, ma soprattutto Gesù si fece riconoscere per permettere ad ognuno di noi di praticare il suo stesso gesto: questa è la vita che vince la morte, questo vuol dire vivere da risorti!

Si serve non per ingrandire se stessi ma per servire nella Chiesa e nel mondo!

Mai annunciatori di disgrazie, di sventure, anche quando le cose non sembrano andare bene; Non arrendetevi mai!

Tanti auguri e buon cammino a tutti! Amen.