Esercizi spirituali - Getsemani di Paestum

Che sia benedetta!

Le giornate di spiritualità vissute durante gli esercizi spirituali al Getsemani di Paestum.

di Anna Maria Gammella

 

Giornate di spiritualità per i soci di Ac presso il santuario Getsemani di Capaccio: appuntamento annuale ormai consueto con la guida di don Giosuè Lombardi, vicino all’associazione da più di un decennio. Tutte le fasce di età sono state presenti: giovani, adulti, famiglie con bambini, adultissimi. Si è respirato come sempre un clima di serenità e accoglienza testimoniato dal fatto che domenica, festa del papà, alla presenza di tutti, i bambini hanno recitato le poesie. In genere si avverte imbarazzo a parlare o a recitare davanti a tanti che forse neppure si conoscono: ebbene con semplicità e scioltezza i bambini a gara sono saliti su una sedia nella sala e hanno fatto dono a tutti della loro spontaneità e dolcezza. Inutile dire dei lucciconi dei papà ma anche di tanti adulti. Encomiabile non solo la presenza ma la serietà con cui i giovani, alcuni anche alla prima esperienza, hanno affrontato gli esercizi, la prova di restare in silenzio, facendo deserto, i tempi stabiliti per la meditazione sulla Parola. Generosi gli adulti che hanno mantenuto il passo dei giovani, aiutandoli con le loro sollecitazione e risonanze e cedendo loro il tempo per la confessione. Questo a riprova del fatto che in Ac si è sempre una sola famiglia. Le riflessioni di don Giosuè hanno sottolineato che concedersi del tempo per la cura interiore è un atto di generosità verso se stessi, è un modo per ritrovare la dimensione del silenzio. Il silenzio non è assenza di parola né mutismo, non è un silenzio aggressivo né punitivo, non è vuoto ma abitato da Dio, è presenza di Dio. L’incontro col Signore, vissuto durante la notte con l’Adorazione Eucaristica, ha inondato i cuori di tutti, giovani e meno giovani.

Si, “Ti condurrò nel deserto e parlerò al tuo cuore”.

Il deserto come il silenzio è il luogo della prova e dell’innamoramento, è il luogo dove l’anima si ferma per ritrovare gusto, pace, riposo; è il momento per dare ordine alla propria vita e capire che il primo posto tocca a Dio. Gli esercizi spirituali, perciò, sono la palestra per tonificare lo spirito e riprendere il cammino con maggior vigore ed entusiasmo. Il tema sono state le Beatitudini e il desiderio di felicità che ciascuno porta scritto nel proprio cuore. Le beatitudini sono state definite da don Giosuè la nostra carta d’identità perché ci dicono chi siamo noi per Dio e chi dobbiamo essere: persone umili che sanno cogliere con serenità i propri limiti e amarli. Le beatitudini sono per “Chi trova se stesso nel proprio coraggio e ogni giorno comincia il suo viaggio”, parafrasando la canzone di Fiorella Mannoia. Le beatitudini ci insegnano la morale non del fare ma dell’essere, sono come una nuova lente che mette a fuoco e permette di leggere la realtà alla luce del Vangelo. Sono il navigatore della nostra vita cristiana: ci guida la certezza che la Parola di Dio non arriva mai in maniera superflua, ma irriga, irrora, feconda la nostra vita. Le beatitudini sono il balsamo per le nostre ferite, medicina che guarisce e fa tornare alla felicità originaria. “Per chi riparte da zero perché niente finisce quando vivi davvero”.

Sono la via per la santità perché permettono di alzarsi in volo con ali d’aquila, non sono per una piccola élite ma per tutti: esse rappresentano un cammino di maturità umana. Le beatitudini sono la chiave della felicità: non a caso hanno riscaldato i cuori di tutti santi, sono, dunque, una proposta di felicità che si raggiunge accettando le proprie radici, la propria storia, i propri limiti. Bisogna volersi bene nei propri errori come la Samaritana al pozzo a cui Gesù fa fare un percorso di conversione dall’infelicità alla felicità, la fa incontrare con la verità su se stessa. Quando ci si incontra con se stessi inizia il cammino di rinnovamento, si comincia a scavare dentro per trovare il pozzo assetato di infinito che disseta il desiderio di un amore più grande e il bisogno di assoluto. Anche le beatitudini sono un pozzo dove Gesù ci aspetta, ci fa porre nuove domande e assumere nuove prospettive. Lui è la risposta alla nostra sete di felicità, perché “per quanto assurda e complessa la vita è perfetta, per quanto incoerente e testarda, se cadi ti aspetta”. Dobbiamo imparare a tenercela stretta: sia la vita sia la felicità, perché entrambe sono benedette.

 

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